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Nel tentativo di tenere integra la tradizione delle lavorazioni artigianali manuali, che un tempo venivano effettuate .......continua


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Cella
Si può affermare che ai primi del 900, circa ottocento detenuti risiedevano nelle carceri di Castiadas, il lavoro forzato costituiva il modo migliore perché il condannato potesse riappropriarsi dei valori civili.
Ma se il recupero del delinquente era l'obiettivo principale, il lavoro aveva come concetto basilare di produrre gli alimenti necessari, per il sostentamento dell'intera comunità, in sintesi il condannato doveva concorrere alla propria sussistenza, automaticamente le Colonie penali agricole dovevano diventare delle entità autosufficienti.
Non tutti i forzati subivano lo stesso trattamento, i più fortunati erano coloro che potevano lavorare nei campi all'aria aperta, gli altri soprattutto quelli più indisciplinati la vita all'interno del carcere si rivelava un autentico inferno.La vita dei carcerati
Le infrazioni al regolamento carcerario, commesse dal detenuto venivano puniti in modo barbaro, tra le punizioni più severe si ricorda la Cella Oscura, un autentico bunker senza aria né luce, con ferri e camicia di forza, con l'unico pasto a base di pane e acqua, oppure con la Cella di Isolamento per un periodo di sei mesi, per coloro che non resistevano a questo regime si andava inesorabilmente verso il suicidio o la pazzia.
Insomma Castiadas per i forzati era un luogo amato, odiato e temuto.
L'amore scaturiva dal fatto che per molti pur essendo detenuti avevano la possibilità di lavorare e quindi di stare all'aria aperta.
L'odio si manifestava per il modo di vivere all'interno del regime carcerario, per i regolamenti e i sistemi punitivi, talmente rigidi da paragonarli ad una autentica Caienna Francese.
Il timore verso quei terreni paludosi pieni di insidie, si manifestava in virtù del fatto che il luogo era malsano, con il pensiero sempre rivolto alla possibilità di essere contagiati dalla malaria.
Ma non tutti, nel mondo civile restarono indifferenti a tale atrocità, tanto che dopo alcune violente polemiche scoppiate, su alcuni giornali locali, nacque così, dall'opinione pubblica una giusta attenzione verso il problema della malaria.
Tanto è che il 4 Dicembre del 1909, L'Unione Sarda (giornale regionale) pubblica un ampio articolo sulla Colonia penale di Castiadas, l'autore è Felice Senes che esprime parole di elogio per tutto ciò che si è fatto, dalla costruzione delle carceri, ai distaccamenti dei poderi, al miglioramento idraulico e agrario su tutto il territorio, alla realizzazione di strade e fogne.Le stanze dei carcerati
Dopo qualche piccola resistenza da parte del Direttore delle carceri Oreste Stellato, venne concesso al giovane cronista, l'autorizzazione di poter intervistare alcuni detenuti, tra i racconti più toccanti raccontiamo, quello di un detenuto napoletano di 40 anni, in carcere a Castiadas, condannato a 21 anni di reclusione per omicidio, il quale racconta:
" Per 36 mesi ho vissuto in una cella, la cui larghezza era di tre piedi e la lunghezza di cinque piedi. Da un pertugio praticato nell'alto della soffitta, ricevevo quotidianamente il mio cibo.
E' una pena di tortura, è un sepolcro di vivi: la legge consacrando fra le sue punizioni la segregazione cellulare, calpesta la natura dell'uomo…….eravamo sette napoletani, condannati nello stesso carcere alla segregazione cellulare, sei morirono, io solo ho resistito a quella indicibile tortura. Ora spero nella grazia, ma se non mi verrà concessa sono ancora giovane e certo che rivedrò i mie figli".
Questo è una testimonianza che ci fa capire quali erano i sistemi carcerari di allora, la rigidità espressa nei confronti dei detenuti, sotto certi aspetti, considerati numeri e non delle figure umane, che dovevano rendersi in qualche modo, utili alla società.
Per chi visita oggi le carceri (in quasi totale recupero), grazie al lavoro e a grossi sacrifici dei detenuti, sarà un modo come un altro per non dimenticare la sofferenza di centinaia di uomini che seppur sbagliando con errori propri, soprattutto su presunti innocenti, che pagarono un prezzo troppo alto che a nessun uomo è lecito augurare.

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Il movimento turistico verso la Sardegna ha iniziato a svilupparsi negli anni 50, quando vennero realizzale le prime strutture ricettive su alcune località marine, ma il vero boom turistico avvenne.........continua


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