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Nel tentativo di tenere integra la tradizione delle lavorazioni artigianali manuali, che un tempo venivano effettuate .......continua


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Potete gustare i piatti con vari prodotti della campagna oltre a quelli del mare.........continua

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Il lavoro dei forzati a Castiadas

Secondo le testimonianze dell'Agronomo Cusmano la migliore cura per scampare al pericolo malaria era il lavoro, soprattutto quello svolto in piena libertà e all'aria aperta a contatto con i campi e le foreste.La vita dei carcerati
Il condannato che lavorava presso la Colonia penale di Castiadas, aveva un unico obbligo da non infrangere, coltivare i terreni a regola d'arte, soprattutto applicando il principio della reintegrazione delle sostanze fertili.
Dopo la realizzazione dell'edificio, si passò alla creazione di vari distaccamenti composti da abitazioni, paragonabili a piccole frazioni rurali, ciascuna delle quali in grado di badare a se stessa.
Sui vari distaccamenti si iniziò a coltivare i campi con cereali, legumi, vigneti, ortaggi e frutteti.
Nello stesso tempo, la colonia penale attiva l'allevamento delle pecore, delle capre e dei cavalli.
Nel 1903 fù attivato anche l'allevamento delle vacche da latte, visti gli interessanti quantitativi di latte, dopo qualche anno venne realizzato il caseificio e si iniziò a trasformare il latte in pregiati formaggi e burro.
Pochi anni dopo, nel 1908 , una commissione ministeriale dispone di riformare l'azienda agricola della colonia, avviando la selezione genetica del bestiame.La vita dei carcerati
L'attenzione ricade, sui capi vaccini: vengono effettuati numerosi incroci tra le piccole vacche sarde e i tori di razza modicana.
Altri successi anche in termini economici si ottengono sfruttando la vegetazione sin dal 1900 a Castiadas i detenuti, che lavoravano sotto la guida di operai civili, pratici del mestiere, provvedono a carbonizzare il sottobosco, all'inizio la produzione di carbone si aggirava intorno a 1600 q.li, negli anni successivi la resa è superiore fino a raggiungere 2700 q.li.
La falegnameria, anno dopo anno produce non solo per il fabbisogno interno della colonia, ma bensì anche per le case penali di tutta Italia, che praticano l'agricoltura oltre a realizzare remi per le imbarcazioni in uso presso le case penali dislocate sul mare.
La sveglia per i detenuti, variava dalle 6 del mattino nel mese di Dicembre-Gennaio alle 4 ½ nel mese di Luglio-Agosto, il lavoro sia nei campi che nelle officine, si fermava dalle 12 alle 13 per il pranzo per poi proseguire sino alle 17. Le stanze dei carcerati
Alle 18:30 i secondini eseguivano la conta e la chiusura dei dormitori ed infine alle ore 19 nel periodo invernale e alle 21 nel periodo estivo, veniva ordinato il silenzio assoluto.
Chi lavorava nei campi veniva considerato tra i più fortunati, infatti oltre a poter lavorare all'aria aperta percepiva un salario, le paghe più alte venivano corrisposte ai capi innestatori e potatori 1,30 lire a giornata, quelle più basse ai vendemmiatori e agli spargitori di concime 0,65 lire a giornata.
Diversi gruppi di detenuti che lavoravano nelle zone più malsane, dimoravano presso case di legno lunghe 5 metri e larghe 2 e mezzo. Queste case ospitavano ciascuna 10 forzati ed erano dotate di fitte reti metalliche alle finestre per impedire il passaggio delle zanzare.
I condannati, indossavano una giubba rossa, il cappuccio di tela rigata di bianco e bleu, quando lavoravano mettevano i guanti al solo dito pollice.
Il cappuccio era simile a quello dei confratelli della misericordia, al posto dei due fori dinnanzi agli occhi aveva cucita una fitta rete metallica poco più di un decimetro quadrato, anche le guardie portavano i guanti ed il cappuccio, però di tela bianca, forse per essere distinto dai reclusi.

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Il movimento turistico verso la Sardegna ha iniziato a svilupparsi negli anni 50, quando vennero realizzale le prime strutture ricettive su alcune località marine, ma il vero boom turistico avvenne.........continua


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