| La
storia di Castiadas dal Medioevo al 1956
Secondo le ricerche effettuate dalla Soprintendenza di
Cagliari e ad alcuni resti di edifici sparsi nel nostro territorio,
sono stati rinvenuti e quindi segnalati alcuni insediamenti di
età punica e romana, in località Cala Pira e Santa
Giusta.
Una serie di elementi archeologici hanno lasciato sul territorio,
un bel complesso nuragico, con nuraghi, villaggi, menhirs, domus
de janas e tombe dei giganti, con riscontrabili frequentazioni
dell'epoca nuragica fino all'epoca medioevale.
Castiadas è un comune appartenente al territorio del "Sarrabus"
(esso deriva da Sarcapos), che secondo
l'Itinerarium Antonimi risalente al III° secolo a.C., Sarcapos
era un importante insediamento a carattere commerciale, utilizzato
dai fenici nella rotta per l'Etruria, ed in seguito divenuto romano.
In epoca medioevale, Villanova Castiadas faceva parte del Giudicato
di Cagliari e con la conquista aragonese venne concessa ai Quiterano,
famiglia catalana che si estinse nel 1361, per cui passò
sotto il controllo dei Carroz.
Altre scoperte hanno dedotto che in alcune aree di Castiadas,
nel 1316 erano regnate dalla curatoria di "Tolostrai",
un popolo dove la sua dimora abituale era in località San
Pietro e presso i Monti di Villacastiadas", le rovine di
questi villaggi sono stati abbandonati nel 1584, a protezione
di questi villaggi fu impiantato nel XVI secolo, un sistema di
torri di avvistamento, armate di artiglierie, per difendersi dalle
incursioni dei pirati barbareschi.
E' così che nell'ultimo scorcio del XIV secolo, nacque
nel Sarrabus il centro di Villanova Castiadas che alla fine del'
500, a causa di frequenti epidemie di malaria e peste rimase totalmente
disabitata per circa 350 anni.
Nella prima metà del XIX secolo le autorità della
Regione Sardegna, lamentavano la presenza di numerosi territori
sardi da bonificare, potenzialmente ricchi per l'agricoltura e
l'allevamento. Gli oneri necessari alla bonifica spaventavano
non poco i funzionari pubblici che non potevano assicurare agli
interventi di bonifica idraulica, l'adeguata valorizzazione economica,
quindi era necessario, trovare il sistema per ridurre almeno parzialmente
i costi.
Nel 1871 la Direzione Generale delle Carceri a Roma, iniziò
a proporre diverse possibilità
per l'istituzione di nuove colonie penali agricole nell'isola,
finalizzate in particolare al recupero di vaste zone acquitrinose
e paludose con sistemazioni idrauliche.
Nel gennaio del 1875, numerosi funzionari coadiuvati dai tecnici
del Genio Civile di Cagliari visitarono diverse zone della Sardegna
e la scelta ricadde sul Salto di Castiadas, territorio totalmente
degradato e completamente spopolato.
Il 2 giugno del 1875 l'Ingegnere Capo del Genio Civile, Bertolini
Giovanni Carmelo, visitò il territorio percorrendo a cavallo
più di 30 Km di difficili sentieri, un suo collega Tita
Luciano, lo raggiunse dopo qualche mese, esplorando le zone di
Santa Giusta, Cala Sinzias, Gutturu Frascu.
Dopo di lui raggiunse il luogo prescelto il topografo Barile Giorgio,
che preparò la prima cartografia dettagliata dell'area
per un totale di 6523 ettari, da destinare alla Colonia.
Secondo le pratiche inoltrate al Ministero delle finanze, l'ubicazione
dell'edificio doveva sorgere su una posizione elevata e possibilmente
arieggiata, vicino a sorgenti e lontano da vie di comunicazione,
perciò la scelta ricadde sulla località detta Praidis.
Ai primi di giugno del 1875, approdarono decine di operai, guidati
da due maestri falegnami per la realizzazione delle prime capanne,
l'operazione si mostrò subito complessa.
Il personale manifestava poco entusiasmo, sia per il luogo che
per il lavoro scarsamente retribuito, per il rischio che si correva
a causa della zona infetta e secondo alcune voci perché
frequentata anche da numerosi contrabbandieri.
A tale proposito, si ebbe una puntuale smentita, l'amministrazione
carceraria disponeva di rapporti ben precisi stilati dalla caserma
dei carabinieri di Muravera, la quale rispondeva che la zona era
assolutamente
tranquilla sotto l'aspetto dell'ordine pubblico, in virtù
del fatto che a Castiadas regnava l'estremo isolamento.
Fu così che nacque la più grande Colonia penale
agricola d'Italia e con lei il territorio di Castiadas vide la
nuova luce, dopo 350 anni di isolamento, abbandono, peste e malaria.
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