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Testimonianze dell'Agronomo
La colonia penale di Castiadas per molti detenuti è stata
paragonata ad un'autentica
Caienna francese, secondo le testimonianze dell'Agronomo Dott. Cusmano,
per i forzati non vi era soluzione migliore che scontare una pena
all'aria aperta, vi raccontiamo alcunì versi scritti dall'Agronomo
e riportati sul libro "Casa penale Agricola di Castiadas",
pubblicato nel 1903 sulla Gazzetta Agricola.
- "Quest'insieme di case rurali, di campi coltivati, di animali
che pascolano tranquillamente, da l'idea non già di un luogo
dove scontasi una pena, ma di una lieta campagna dove l'animo trova
conforto e quiete. Quale trasformazione non opera il lavoro, anche
se deriva dalla mano di un delinquente! Nel tempo stesso, quale
prezzo non costa questo lavoro di benefica rivoluzione".
- L'esistenza della popolazione di Castiadas e delle sue coltivazioni,
sarebbe un problema senza la folta vegetazione che oscura i monti,
che segnano i limiti del tenimento. La più grande sorgente
Baccu sa Figu, nasce infatti nel bosco e vive per esso; senza la
sua acqua non sarebbe data un'importante accolta di uomini e di
bestiame. L'aria poi, se non fosse
quella estesa superficie di fogliame sempre verde, sarebbe del tutto
irrespirabile; né potrebbero esistere le coltivazioni della
vicina pianura a causa dei venti che vi irromperebbero non ostacolati,
o del calore che verrebbe riflesso dalle nude balze. Perciò
questo bosco, ch'è per Castiadas vita, difesa e salute, dovrebbe
essere rispettato come cosa sacra.
- Sono pochi, forse, coloro che conoscono come me il tenimento della
colonia penale di Castiadas, dove mi reco dal 1879 per servizio
agrario, per ciò so di positivo che la malaria è stata
sempre e tuttora esiste in tale zona, vi racconto un fatto accaduto
nel 1880. " Un giorno d'autunno, un agente di custodia colpito
in campagna da perniciosa, veniva portato all'ospedale sopra una
barella di rami e frasche dai cinque detenuti affidatigli, uno dei
quali ne recava la giberna, la daga e la carabina. Io dovetti lasciare
Castiadas, per le febbri che mi assalivano un giorno si e l'altro
no".
Con questo racconto, si dimostra la sensibilità dei detenuti
anche nei confronti di chi rappresentava la legge, alcuni potrebbero
pensare, quale occasione migliore per scappare da questo posto,
per raggiungere luoghi più tranquilli.
Invece no, chi ha trascorso anni di penitenziario a Castiadas, il
lavoro rappresentava la miglior terapia per consentire il recupero
di chi aveva violato la legge, sotto il profilo ideologico, il modo
migliore perché il condannato potesse riappropriarsi dei
valori civili, dove un tempo l'uomo era escluso, ora sebbene in
un quadro punitivo, vive una comunità impegnata a valorizzare
e migliorare il territorio.
(Testi estratti dalla gazzetta agricola di Milano anno 1903).
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