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SETTE FRATELLI
Tale denominazione deriva dal fatto che il nucleo principale della
foresta è costituito da un'area occupata dal Massiccio
dei Sette Fratelli, piccola catena montuosa con altezza media
intorno agli 800 metri, nella quale svetta Punta Ceraxia (1.016
m.).
Le vette dei Sette Fratelli sono separate da incisioni e piccole
valli quasi ortogonali fra loro; l'emergenza granitica di cui
fanno parte appartiene a sua volta ad un più vasto affioramento
che si protrae in modo più o meno continuo in Sardegna
e Corsica con direzione N-S per oltre 400 km e in direzione E-W
per 100 km.
Il Sarrabus, per la sua posizione marginale, non è interessato
in modo
vistoso dall'evento geologico dell'affioramento granitico, ed
infatti affianco al granito troviamo altre rocce, quali scisti,
risalenti al silurico.
In un quadro di estrema aridità quale è quello offerto
dalle montagne Sarde, la presenza dell'acqua è uno degli
elementi di maggior fascino della foresta dei Sette Fratelli.
Nella stagione delle piogge i corsi d'acqua della zona si presentano
con una portata non eccessiva, salvo precipitazioni assai intense
ma di breve durata; i dislivelli improvvisi, i salti, le cascatelle,
le piscine naturali ed il terreno granitico su cui scorrono, fanno
si che il loro percorso sia spesso movimentato.
L'antica foresta è stata quasi ovunque abbattuta per ottenere
carbone, per creare nuovi spazi per il pascolo e l'agricoltura
o per le ricerche minerarie, ma nelle zone più favorevoli
dal punto di vista orografico e climatico, ed assoggettate da
tempo al vincolo di tutela ambientale, alle antiche fustaie è
sopravvissuta qualche lembo di foresta primaria, affiancata da
una macchia foresta, che sotto il controllo dell'uomo è
destinata a tornare al suo aspetto originario.
Qui
ci si può immergere nella tipico bosco mediterraneo, costituito
da lecci, querce da sughero, corbezzoli, eriche e mirto, ogni
specie con la sua tonalità di verde; in primavera le brezze
sollevano i mille profumi del ricco sottobosco, rappresentato
oltre che dalle classiche piante della macchia mediterranea da
numerosi endemismi quali la ginestra di Corsica, la digitale rosa,
la pratolina spatolata, il verbasco di Sardegna, lo zafferano
minore.
Dove l'ambiente si fa più umido per la presenza di sorgenti,
ecco spuntare le felci, tra le quali la osmunda regale, il capelvenere
tra gli strati di muschi e licheni che ricoprono le rocce, i ciclamini
col caratteristico fiore rivolto verso il basso.
Nonostante la presenza dei bracconieri anche la fauna è
ricca di specie sia come quantità che come varietà,
oltre ai cinghiali che scorrazzano nel sottobosco dissodando il
terreno con il loro forte muso, troviamo martore, gatti selvatici,
ghiri e sempre più numerosa colonia di cervi sardi (cerus
elaris).
Inoltre tra l'avifauna è possibile udire il tipico tambureggiare
del picchio rosso o il rumoroso volo del colombaccio, mentre dove
la vegetazione si fa più rada è presente la pernice
sarda.
Non
potevano mancare i rappresentanti dei rapaci, presenti con la
temibile aquila reale, la poiana, l'astore ed il velocissimo falco
pellegrino.
Parte di questa foresta, nel periodo in cui la
colonia penale agricola di Castiadas era attiva, veniva sfruttata
con l'ausilio dei detenuti forzati per la produzione di carbone
da legna. Di questa attività rimangono solo dei distaccamenti
e una rette di sentieri che penetrano nel fitto della foresta.
La maggior parte di questi sentieri non sono tracciati per cui,
per gli escursionisti, si ritiene indispensabile la presenza di
persone esperte del territorio o la capacità di orientamento
e di lettura delle cartine.
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